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sabato 12 agosto 2017

CASTELLABATE - GIULIO SCARPATI " CITTADINO ONORARIO È UNA MEDAGLIA SUL PETTO " INTERVISTA DI MARCO NICOLETTI

CASTELLABATE - Passa con disinvoltura dalle intense e fedelissime interpretazioni di due carismatici sacerdoti come Don Zeno Saltini e Don Luigi Di Liegro, a testi teatrali di Goethe, Diderot e Dostoevskij. Ha vestito i panni del giudice Livatino (un trionfo che gli ha fatto vincere un David di Donatello nel 1994 come migliore attore. ndr) mentre in televisione ha lasciato il segno nel cuore dei telespettatori con il personaggio di Lele Martini della fortunatissima serie “Un medico in famiglia”. Eclettico,versatile, intenso Giulio Scarpati è uno degli attori più amati nel nostro Paese: “Indubbiamente calarsi nella parte di due uomini di Chiesa così profondi, attivi, militanti come i fondatori della comunità di Nomadelfia e della Caritas diocesana fa cambiare la propria percezione spirituale. Dopo, infatti,un periodo di allontanamento queste due figure mi hanno riavvicinato molto alla fede”confida l’attore. Ma recitare per Scarpati è anche condividere la grande passione con gli allievi della sua scuola ai quali assieme alla moglie, la regista Nora Venturini,  da anni dedica il proprio spazio, le suggestioni, la sua esperienza. Un uomo serio, sobrio, profondo, padre di due ragazzi, che nonostante gli impegni artistici  ha trovato anche il tempo per scrivere e pubblicare il libro “Ti ricordi la casa rossa?”, una struggente lettera alla madre Flavia malata di Alzheimer: un viaggio emozionante, una poetica rincorsa per far rivivere alla persona che gli diede la luce, i ricordi ma anche per imparare lui stesso a riscoprirsi. “Un atto catartico, difficile ma che mi ha fatto bene” racconta l’artista.

Giulio , la " Casa Rossa " è quella di San Marco nel verde che porta a Punta Licosa . 

Si la casa che ho amato , amo , e sempre amerò  . Questo amore viscerale lo trasporto anche ai miei ragazzi che oggi sono adulti . 

Tu hai detto da subito diamoci del tu nella tua intervista . Questo tuo modo di cordialità e familiarità traspare anche nel tuo modo di recitare . È il segreto del tuo successo ? 

Ma vedi , più che  di " ingrediente segreto " la definirei onestà o umiltà ereditaria . I miei personaggi credo piacciano perché non sono mai distanti dalla gente . Nel bene o nel male il mio pubblico ci si rispecchia sempre in qualcosa. 

Hai avuto l’onore di interpretare due grandi uomini di fede come don Zeno e don Di Liegro. Cosa ti porti di questi due ruoli? 

Affascinato da entrambi perché rappresentano lo spirito cristiano all’ennesima potenza.Quello con Don Zeno è stato un bellissimo viaggio alla scoperta di un cristianesimo attivo, militante. Rimasi colpito dalla forza di questo sacerdote. Per preparami meglio al ruolo ascoltavo sul mio iPod le sue omelie, estasiato dalla sua forza comunicativa, dalle sue parabole funzionali per smuovere le coscienze,rivolte sia ai contadini che ai ceti più abbienti. E poi resta l’amicizia,rimasta tutt’oggi, con gli abitanti di San Felice sul Panaro, la sua terra così tristemente colpita dal sisma dell’Emilia di due anni fa. Di Don Liegro, oltre che una maggiore vicinanza geografica (era nativo di Gaeta, i miei parenti materni sono napoletani. ndr) porto la sua inesauribile caparbietà , il suo essere vicino al degrado della capitale, agli immigrati, un punto di riferimento per gli ultimi.  Riusciva a guardare Dio ad altezza d’uomo, riconosceva nell’umanità la presenza del Signore: il suo rapporto con l’altro era sempre empatico e concreto. Con la Caritas ha dato, poi, vita ad uno strumento di grande equilibrio sociale e bilanciamento delle ingiustizie in anni assolutamente difficili in cui la Chiesa era forse più vista come struttura gerarchica e meno a servizio della comunità sofferente. Vorrei, infine, ricordare la mia partecipazione ne “La casa bruciata” ( film ispirato alla figura del padre comboniano padovano Ezechiele Ramin, trucidato nel 1985 in Brasile a causa della sua attività in favore degli Indios e dei contadini . ndr),dove interpretai padre Toni Zanin, missionario di frontiera ai margini della foresta amazzonica.

Hai anche incontrato Papa Francesco… 

Qualche anno fa . Un Pontefice in perfetta sintonia con i sacerdoti che ho interpretato! Ha riportato al centro l’idea di una chiesa che si preoccupa per gli altri, sempre meno attenta al protocollo e all’etichetta. Il Santo Padre sta mettendo in atto una splendida rivoluzione pacifica. Si rivolge ogni giorno alla missionarietà del messaggio evangelico trascurando completamente ogni forma di potere per dare al cattolicesimo un ruolo propulsivo,contemporaneo nella difficile società che viviamo.

C’è stato un momento della tua vita in cui hai sentito più forte la mano di Dio?

Da piccolo ero molto religioso, frequentavo con assiduità la parrocchia, gli scout. Sicuramente quelli sono stati gli anni più formativi e più forti del mio percorso spirituale. Ancora oggi quando incontro don Ciotti, don Mazzi o ricordo l’indimenticato Don Benzi resto affascinato dal messaggio che portano. Mi piacciono i preti che non si fermano mai prendendo alla lettera l’evangelizzazione, condividendo le difficoltà  concrete dei fedeli. Ecco questi sacerdoti mi fanno vedere Cristo che cammina con noi.

Nella fiction “Fuoriclasse" , ti abbiamo visto nei panni di un preside. Cosa serve alla scuola italiana secondo te? 

Veniamo da un periodo nel quale la valenza della scuola è stata messa ai margini, e non solo dalla politica ma anche da molte famiglie , genitori sempre più spesso in collisione con i docenti. Dall’altra parte ci sono professori sempre meno motivati nel compiere il loro mestiere che dovrebbe essere una vera e propria missione. L’insegnamento, infatti, non può essere un mestiere di ripiego ma occorre motivare, interessare, arricchire gli studenti di strumenti critici  che li rendano liberi nel pensiero e nelle proprie attitudini. La Giornata di mobilitazione  promossa dalla Cei, alla quale partecipai in piazza San Pietro, credo sia stata un’occasione per riflettere su come mettere in moto questa fondamentale agenzia educativa: non solo un luogo di apprendimento ma soprattutto di confronto con gli altri sempre in un’ottica di partecipazione e di comunità tra ragazzi, famiglie ed insegnanti.

Che padre sei per Edoardo e Lucia

Un genitore che ha tante pecche. Sono abbastanza indulgente, riesco a dire pochi “no” nonostante ciò sento tutta la responsabilità che questa importante figura comporta.

Il morbo di Alzheimer è sempre più una triste realtà per tanti  anziani. Come è nata l’idea di raccontare un aspetto così privato che ha attanagliando la tua famiglia?

Affrontare certi temi crea sempre problemi di pudore e di comunicazione. Ero molto preoccupato all’inizio nel raffrontarmi con la scrittura. Poi ricordando alla mia mamma i momenti più belli della nostra famiglia in qualche modo ho riattivato anche la mia memoria, che si era un po’ opacizzata: uno sguardo al passato, che seppur in una situazione così dolorosa, mi ha permesso di recuperare tanti frammenti di vita.

Qual è l’insegnamento più grande che ti  ha trasmesso tua madre?

Il rispetto per l’altro, l’accoglienza, la passione per la natura. Un patrimonio che mi è stato restituito e che è diventata la mia eredità . 

Tanto teatro, cinema, televisione. Dove ti senti maggiormente a tuo agio?

Ho iniziato a recitare a teatro che avevo dodici anni. Anche in questo caso mamma fu determinante, essendone una grande amante. Tutti e tre i campi se fatti bene possono essere stimolanti. La televisione, oltre ad essere un mezzo che arriva ancora alla stragrande maggioranza delle persone, la trovo ancora formativa per la comunità. Con il cinema, invece, posso raccontare storie più complicate ed è uno strumento che affronta sempre da vicino la realtà. Ma il teatro continua a regalarmi quel contatto diretto con il pubblico che resta impagabile dal punto di vista emotivo.

"Medico in famiglia” è un capitolo chiuso? Dalla Rai ancora nessuna news per una 11* edizione. 

So che in Rai stanno valutando , sai il mio è un mestiere fatto di opportunità: più racconti storie e personaggi diversi più hai la possibilità di comunicarli e infondere emozioni e suggestioni al pubblico. Evidentemente l'azienda pensa di cambiare di offrire al pubblico nuovi prodotti . Di certo non c'è nulla . Se arriverà una nuova edizione sicuramente non farò mancare la mia presenza ad un personaggio che mi ha dato tanto . 

Sei anche cittadino onorario di Castellabate da qualche anno ! 

Un'onore . Una gioia che dedicai a mia madre da questo anche il titolo del mio libro . 
A Castellabate impegni di lavoro permettendo ritorno bambino , ritrovo la pace dei sensi le origini e anche la concentrazione per nuovi progetti. Ringrazio ancora l'amministrazione comunale e tutta la cittadinanza per l'onore che mi fu conferito. Per me essere cittadino di questo meraviglioso comune è una medaglia sul petto . 



Marco Nicoletti - Diritti Riservati 2017 

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